DAILY NEWS

17/09/2016

New Delhi
Ore 9.47 Day5
{dei misteri profondi}

Non lo so spiegare davvero.
Non a parole.
Però ci provo perché mentre scrivo capisco, e le mie parole diventano terapia.
La mia.
Arrivo qui e mi trasformo.
Sogno molto e i sogni sono tridimensionali, potenti, da bambina.
Dormo poco ma bene e i risvegli sono dentro l'emozione.
Il tempo perde il suo ritmo e le ore scivolano velocissime, una dentro l'altra ed e'subito sera.
Le giornate però sono piene, pienissime e tutto mi emoziona, ogni volta, dopo tutti questi anni.
Se è possibile ogni volta di più.
Non ci riesco a fare l'abitudine a questo paese, ma nello stesso tempo e'come se ci vivessi da sempre.
Certo il mio non e'mai turismo.
Io qui da sempre ci lavoro.
Non giro per monumenti e musei, non ne ho il tempo mai.
Però conosco come le mie tasche mercati e strade, Old Delhi e le sue minuscole stradine non hanno segreti per me, ed Hauz Khaz Village e'ormai un po'casa mia.
E'uno strano amore quello che mi lega da sempre a questi luoghi.
E'come se in un'altra vita avessi già vissuto qui.
Non mi spaventano polvere e sporco che qui possono raggiungere picchi insopportabili.
Nemmeno il caldo umido che nella stagione estiva supera i 40 gradi.
Io arrivo e qui mi sento a casa.
E non sono riuscita mai nemmeno per un secondo ad essere turista.
E'paradossale ma in tutti questi anni non ho mai visto il Taj Mahal che chiunque venga a Delhi corre a vedere.
Però ho cenato e pranzato a casa di Indiani, conosco le loro fabbriche, durante il mio primo viaggio tanti anni fa ne ho visitate moltissime, e ho continuato a farlo.
So come trattano gli indiani, le loro modalità.
So trattare come loro, conosco le dinamiche e mi piace farlo.
So dove trovare organze di cotone fini come ali di libellula e dove assaggiare un Thali vegetariano divino.
Mangio solo indiano anche quando le spezie mi bruciano la bocca e mi fanno colare il naso.
Ma mai mi sognerei di desiderare un piatto di pasta qui.
Mi vesto naturalmente coprendo gambe e braccia ed è così normale per me farlo.
Mi riprometto ogni volta che vengo qui, di girare un po', di concedermi almeno una giornata da turista con la guida in mano e tanto tempo a disposizione.
Nella mia lista dei desideri c'è un lungo giro al Sud ed una settimana in una clinica ayurvedica.
Si ma questo da anni e da anni.
Poi però i giorni volano e io faccio tutt'altro.
Tutt'altro che poi e'il mio lavoro perché qui trovo i tessuti più belli del mondo, faccio ricamare, guardandoli a bocca aperta mentre lavorano su piccoli telai , cotoni divini da ricamatori esperti e lavoro con sarti sublimi.
E allora mi arrendo e ogni volta il mio istinto decide per me.
L'India, la mia India e'questa e forse prima o poi verrà il tempo del turismo lento.
Per il momento rimane solo e amatissimo il tempo arruffato, appassionato, intricato per il mio lavoro.
-continua-
{nella foto Francesca con addosso il primo prototipo del New Indian Kimono fatto con Dèvorè di seta indiano e antichi Kimono vintage giapponesi che presenteremo a Torino il 6 e 7 ottobre}



New Delhi
Ore 9.47 Day5
{dei misteri profondi}

Non lo so spiegare davvero.
Non a parole.
Però ci provo perché mentre scrivo capisco, e le mie parole diventano terapia.
La mia.
Arrivo qui e mi trasformo.
Sogno molto e i sogni sono tridimensionali, potenti, da bambina.
Dormo poco ma bene e i risvegli sono dentro l'emozione.
Il tempo perde il suo ritmo e le ore scivolano velocissime, una dentro l'altra ed e'subito sera.
Le giornate però sono piene, pienissime e tutto mi emoziona, ogni volta, dopo tutti questi anni.
Se è possibile ogni volta di più.
Non ci riesco a fare l'abitudine a questo paese, ma nello stesso tempo e'come se ci vivessi da sempre.
Certo il mio non e'mai turismo.
Io qui da sempre ci lavoro.
Non giro per monumenti e musei, non ne ho il tempo mai.
Però conosco come le mie tasche mercati e strade, Old Delhi e le sue minuscole stradine non hanno segreti per me, ed Hauz Khaz Village e'ormai un po'casa mia.
E'uno strano amore quello che mi lega da sempre a questi luoghi.
E'come se in un'altra vita avessi già vissuto qui.
Non mi spaventano polvere e sporco che qui possono raggiungere picchi insopportabili.
Nemmeno il caldo umido che nella stagione estiva supera i 40 gradi.
Io arrivo e qui mi sento a casa.
E non sono riuscita mai nemmeno per un secondo ad essere turista.
E'paradossale ma in tutti questi anni non ho mai visto il Taj Mahal che chiunque venga a Delhi corre a vedere.
Però ho cenato e pranzato a casa di Indiani, conosco le loro fabbriche, durante il mio primo viaggio tanti anni fa ne ho visitate moltissime, e ho continuato a farlo.
So come trattano gli indiani, le loro modalità.
So trattare come loro, conosco le dinamiche e mi piace farlo.
So dove trovare organze di cotone fini come ali di libellula e dove assaggiare un Thali vegetariano divino.
Mangio solo indiano anche quando le spezie mi bruciano la bocca e mi fanno colare il naso.
Ma mai mi sognerei di desiderare un piatto di pasta qui.
Mi vesto naturalmente coprendo gambe e braccia ed è così normale per me farlo.
Mi riprometto ogni volta che vengo qui, di girare un po', di concedermi almeno una giornata da turista con la guida in mano e tanto tempo a disposizione.
Nella mia lista dei desideri c'è un lungo giro al Sud ed una settimana in una clinica ayurvedica.
Si ma questo da anni e da anni.
Poi però i giorni volano e io faccio tutt'altro.
Tutt'altro che poi e'il mio lavoro perché qui trovo i tessuti più belli del mondo, faccio ricamare, guardandoli a bocca aperta mentre lavorano su piccoli telai , cotoni divini da ricamatori esperti e lavoro con sarti sublimi.
E allora mi arrendo e ogni volta il mio istinto decide per me.
L'India, la mia India e'questa e forse prima o poi verrà il tempo del turismo lento.
Per il momento rimane solo e amatissimo il tempo arruffato, appassionato, intricato per il mio lavoro.
-continua-
{nella foto Francesca con addosso il primo prototipo del New Indian Kimono fatto con Dèvorè di seta indiano e antichi Kimono vintage giapponesi che presenteremo a Torino il 6 e 7 ottobre}



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