DAILY NEWS

30/04/2017

Day7 22,40 Varanasi
(Della commozione e dell'ironia)

Oggi ho capito.
Anzi ho imparato.
Ho imparato di più oggi a Varanasi che in un intero anno di vita.
Ho capito di essere innamorata, perdutamente innamorata e irreversibilmente innamorata di questi luoghi.
Varanasi poi oggi mi ha stordita, mi è entrata sotto la pelle, nelle pieghe più intime del respiro.
Ho capito che degli indiani mi piace da impazzire l'ironia soffusa, lo sguardo che intuisce, la spiritualità costante, l'accoglienza confortante.
Oggi ho fatto decine di incontri intorno a questo fiume magico che mi hanno allargato l'anima.
Il capitano di barca muscoloso e gentile, che mi ha accompagnata ovunque senza fare una piega nemmeno alle mie richieste più stravaganti.
Il ragazzino imprenditore perfetto, che vende i fiori per le puje, sul fiume, da una barchina a remi minuscola che si è costruito con le sue mani e che ha continuato a salutarmi anche da lontano.
L'uomo sconosciuto che incrociato sul ghat ha incominciato a cantare con una voce bellissima e con gli occhi che ridevano.
Il signore anzianissimo ed elegantissimo che mi ha raccontato dei suoi studi e mi ha chiesto un sacco di cose di me.
Le donne in saree rosa che scese da una barca rosa con un sorriso dolce come miele hanno chiesto di fare una foto tutte insieme.
E poi aiuti di tutti i tipi, un massaggio meraviglioso, una cena monacale ma da commozione iniziata con il regalo di una collana di gelsomini dal tempio e finita con riso dolce al latte.
E poi l'ultimo incontro, il più speciale, il ragazzino figlio di bramino, che parla un italiano invidiabile e con un energia così centrata e perfetta che io mi sono sentita di fianco a lui un'adolescente irrisolta.
Oggi ho capito perché per me è così dura tornare ogni volta in Occidente, anche se è casa mia.
Perche' agli oggetti preferisco le sensazioni, ai possedimenti preferisco le esperienze, perché all'avere preferisco il sentire e perché ogni giorno per me deve essere intriso di ironia e bellezza.
Ogni giorno voglio sentire il cuore battere e voglio innamorarmi una dieci centomila volte della vita.
E qui.
Qui in India trovo tutto questo.
E a Varanasi alla decima.
Non per niente è uno dei luoghi più sacri del mondo, dove l'energia potentissima gira salvifica, alimentata dalle puje, le preghiere collettive che vengono fatte due volte al giorno, all'alba e al tramonto sulle rive del Gange.
Peraltro esperienza straordinaria da vivere, potrei scriverne per pagine e pagine.
Varanasi è un mondo intero, imbevuto di bellezza e spiritualità e le persone che ho incontrato oggi sono state una lezione che non dimenticherò.
-continua-
(Nella foto il tramonto sul Gange, su una barca rosa che mi ha fatto innamorare più ancora di quanto non lo fossi già)



Day7 22,40 Varanasi
(Della commozione e dell'ironia)

Oggi ho capito.
Anzi ho imparato.
Ho imparato di più oggi a Varanasi che in un intero anno di vita.
Ho capito di essere innamorata, perdutamente innamorata e irreversibilmente innamorata di questi luoghi.
Varanasi poi oggi mi ha stordita, mi è entrata sotto la pelle, nelle pieghe più intime del respiro.
Ho capito che degli indiani mi piace da impazzire l'ironia soffusa, lo sguardo che intuisce, la spiritualità costante, l'accoglienza confortante.
Oggi ho fatto decine di incontri intorno a questo fiume magico che mi hanno allargato l'anima.
Il capitano di barca muscoloso e gentile, che mi ha accompagnata ovunque senza fare una piega nemmeno alle mie richieste più stravaganti.
Il ragazzino imprenditore perfetto, che vende i fiori per le puje, sul fiume, da una barchina a remi minuscola che si è costruito con le sue mani e che ha continuato a salutarmi anche da lontano.
L'uomo sconosciuto che incrociato sul ghat ha incominciato a cantare con una voce bellissima e con gli occhi che ridevano.
Il signore anzianissimo ed elegantissimo che mi ha raccontato dei suoi studi e mi ha chiesto un sacco di cose di me.
Le donne in saree rosa che scese da una barca rosa con un sorriso dolce come miele hanno chiesto di fare una foto tutte insieme.
E poi aiuti di tutti i tipi, un massaggio meraviglioso, una cena monacale ma da commozione iniziata con il regalo di una collana di gelsomini dal tempio e finita con riso dolce al latte.
E poi l'ultimo incontro, il più speciale, il ragazzino figlio di bramino, che parla un italiano invidiabile e con un energia così centrata e perfetta che io mi sono sentita di fianco a lui un'adolescente irrisolta.
Oggi ho capito perché per me è così dura tornare ogni volta in Occidente, anche se è casa mia.
Perche' agli oggetti preferisco le sensazioni, ai possedimenti preferisco le esperienze, perché all'avere preferisco il sentire e perché ogni giorno per me deve essere intriso di ironia e bellezza.
Ogni giorno voglio sentire il cuore battere e voglio innamorarmi una dieci centomila volte della vita.
E qui.
Qui in India trovo tutto questo.
E a Varanasi alla decima.
Non per niente è uno dei luoghi più sacri del mondo, dove l'energia potentissima gira salvifica, alimentata dalle puje, le preghiere collettive che vengono fatte due volte al giorno, all'alba e al tramonto sulle rive del Gange.
Peraltro esperienza straordinaria da vivere, potrei scriverne per pagine e pagine.
Varanasi è un mondo intero, imbevuto di bellezza e spiritualità e le persone che ho incontrato oggi sono state una lezione che non dimenticherò.
-continua-
(Nella foto il tramonto sul Gange, su una barca rosa che mi ha fatto innamorare più ancora di quanto non lo fossi già)



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