DAILY NEWS

30/12/2016

Il Capodanno mi rende triste.

Cene tra amici musica soffusa brindisi tintinnanti.
Spiagge di notte fuochi d'artificio cincin solitari baci notturni.
Alberghi storici ball room addobbate cene sublimi persone sconosciute.
Feste nelle piazze cibo per strada luminarie scintillanti abbracci impazienti.
Passeggiate nella nebbia solo due nelle calli solitudini ovattate brindisi minimi
Rifugi altissimi neve immacolata cibi speziati ritorni sugli sci spericolati
Ho provato tutto.
E molto di più.
Testarda e metodica.
Nulla.
Puntuale ogni fine dell'anno comincia a salire forte come una nausea ben conosciuta la malinconia familiare che mi impedirebbe di essere felice anche in cima all'Himalaya abbracciata a Javier Bardem e con una bottiglia di Cristal in mano.
Non c'è nulla da fare.
Mi sono arresa.
Quindi basta.
Basta feste cenoni cenette balli.
Ho capito con precisione chirurgica (e forse è puro dna) che quello che faceva mio padre da sempre è l'unica soluzione per me.
A letto molto presto, con la testa piena di progetti, un libro nuovo da incominciare ed il sorriso interno che si allarga morbido.
Potrebbe sembrare più triste delle trombette e calici lo so ma per me è perfetto.
E poi ho imparato a rendere il primo giorno dell'anno, che invece amo immensamente, speciale e su misura per me.
E quindi all'alba del 1 gennaio partiró per un viaggio breve ma sognato da tempo, con un mini bagaglio e con le persone che più amo al mondo.
E trasformerò l'odiato Capodanno nell'Amato Inizio d'Anno Nuovo.

(Nella foto l'ammasso di rosa da cui sta prendendo forma la mia micro valigia, lo smalto pink filologico, e ben nascosta ma potente la felicità di aver imparato a scegliere davvero cosa amo nella vita)



Il Capodanno mi rende triste.

Cene tra amici musica soffusa brindisi tintinnanti.
Spiagge di notte fuochi d'artificio cincin solitari baci notturni.
Alberghi storici ball room addobbate cene sublimi persone sconosciute.
Feste nelle piazze cibo per strada luminarie scintillanti abbracci impazienti.
Passeggiate nella nebbia solo due nelle calli solitudini ovattate brindisi minimi
Rifugi altissimi neve immacolata cibi speziati ritorni sugli sci spericolati
Ho provato tutto.
E molto di più.
Testarda e metodica.
Nulla.
Puntuale ogni fine dell'anno comincia a salire forte come una nausea ben conosciuta la malinconia familiare che mi impedirebbe di essere felice anche in cima all'Himalaya abbracciata a Javier Bardem e con una bottiglia di Cristal in mano.
Non c'è nulla da fare.
Mi sono arresa.
Quindi basta.
Basta feste cenoni cenette balli.
Ho capito con precisione chirurgica (e forse è puro dna) che quello che faceva mio padre da sempre è l'unica soluzione per me.
A letto molto presto, con la testa piena di progetti, un libro nuovo da incominciare ed il sorriso interno che si allarga morbido.
Potrebbe sembrare più triste delle trombette e calici lo so ma per me è perfetto.
E poi ho imparato a rendere il primo giorno dell'anno, che invece amo immensamente, speciale e su misura per me.
E quindi all'alba del 1 gennaio partiró per un viaggio breve ma sognato da tempo, con un mini bagaglio e con le persone che più amo al mondo.
E trasformerò l'odiato Capodanno nell'Amato Inizio d'Anno Nuovo.

(Nella foto l'ammasso di rosa da cui sta prendendo forma la mia micro valigia, lo smalto pink filologico, e ben nascosta ma potente la felicità di aver imparato a scegliere davvero cosa amo nella vita)



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