DAILY NEWS

19/09/2016

New Delhi
Ore 10.01 Day7
{dei tessuti e della mia sindrome di Stendhal}

Quando entro in luoghi come questo, che si avvicinano molto alla mia idea di Paradiso, non riesco subito mettermi a scegliere.
Devo sedermi un attimo e cercare di far tornare il battito ed il respiro regolari.
Ogni volta ,ma ogni volta davvero che ci torno prima di entrare penso...no, non mi farà nessun effetto, ci sono così abituata.
E poi questa volta non troverò niente...le cose più belle ormai le ho già tutte comprate.
Ed invece.
Niente.
Tutte le volte la stessa dinamica.
Entro e la bellezza di questi infiniti capolavori piegati con cura, in una stanza che, per chi fa il mio lavoro, e'paradisiaca mi assale impetuosa.
Si, perché i tessuti qui, sono migliaia e migliaia e le pareti sono completamente rivestite di scaffali pieni di broccati, sete, damaschi straordinari.
In queste stanze c'è l'India più autentica, quella delle sete intessute di fili d'oro e dei venditori che a piedi nudi e a gambe incrociate te ne raccontano le meraviglie.
C'è chi srotola metri e metri per mostrarteli meglio e chi piega mentre il fan muove veloce l'aria calda di settembre.
Io entro, mi siedo e ogni volta ringrazio il cielo perché esistono ancora posti così, dove comprare tessuti diventa esperienza purissima.
Sì perché io ieri, in questo luogo delle meraviglie, ci ho passato 4 o 5 ore e non me ne sono nemmeno accorta.
Il tempo come sempre è volato e la mia domenica si è sciolta in quel luogo.
Mi hanno persino portato cibo ed acqua mentre sceglievo i giusti toni di rosa e i verdi acqua perfetti.
E alla fine, dopo aver scelto metri e metri di pura meraviglia che nei prossimi mesi si trasformeranno in Raptus divini, ho fatto la cosa che più amo, il mio rituale, il gesto finale...
Mi sono sdraiata, esausta ma felice tra quelle montagne di tessuti a piedi nudi e col sorriso stampato, mentre loro, precisi e lentissimi facevano i conti su piccoli quaderni ed io, immersa quasi dissolta tra le meraviglie, mi riposavo grata,e la mente già disegnava quello che diventeranno.
E alla fine, quando anche l'ultimo metro di tessuto e'stato impacchettato con cura, ho ringraziato grata, perché al mondo credo non esistano luoghi così, dove puoi comprare pura bellezza mentre mangi e bevi e dove puoi alla fine sdraiarti distrutta ma felice sopra le pile di tessuti come se fosse la cosa più normale del mondo, e nessuno solleva nemmeno il sopracciglio.
Ti amo anche per questo, India del mio cuore, perché tutto qui è ancora possibile, e l'aplomb indiano, la loro capacità di non scomporsi mai e'per me sacro e amatissimo.
-continua-
(Nella foto i millemiliardi di broccati divini e la mia divina stanchezza sdraiata in mezzo a loro}



New Delhi
Ore 10.01 Day7
{dei tessuti e della mia sindrome di Stendhal}

Quando entro in luoghi come questo, che si avvicinano molto alla mia idea di Paradiso, non riesco subito mettermi a scegliere.
Devo sedermi un attimo e cercare di far tornare il battito ed il respiro regolari.
Ogni volta ,ma ogni volta davvero che ci torno prima di entrare penso...no, non mi farà nessun effetto, ci sono così abituata.
E poi questa volta non troverò niente...le cose più belle ormai le ho già tutte comprate.
Ed invece.
Niente.
Tutte le volte la stessa dinamica.
Entro e la bellezza di questi infiniti capolavori piegati con cura, in una stanza che, per chi fa il mio lavoro, e'paradisiaca mi assale impetuosa.
Si, perché i tessuti qui, sono migliaia e migliaia e le pareti sono completamente rivestite di scaffali pieni di broccati, sete, damaschi straordinari.
In queste stanze c'è l'India più autentica, quella delle sete intessute di fili d'oro e dei venditori che a piedi nudi e a gambe incrociate te ne raccontano le meraviglie.
C'è chi srotola metri e metri per mostrarteli meglio e chi piega mentre il fan muove veloce l'aria calda di settembre.
Io entro, mi siedo e ogni volta ringrazio il cielo perché esistono ancora posti così, dove comprare tessuti diventa esperienza purissima.
Sì perché io ieri, in questo luogo delle meraviglie, ci ho passato 4 o 5 ore e non me ne sono nemmeno accorta.
Il tempo come sempre è volato e la mia domenica si è sciolta in quel luogo.
Mi hanno persino portato cibo ed acqua mentre sceglievo i giusti toni di rosa e i verdi acqua perfetti.
E alla fine, dopo aver scelto metri e metri di pura meraviglia che nei prossimi mesi si trasformeranno in Raptus divini, ho fatto la cosa che più amo, il mio rituale, il gesto finale...
Mi sono sdraiata, esausta ma felice tra quelle montagne di tessuti a piedi nudi e col sorriso stampato, mentre loro, precisi e lentissimi facevano i conti su piccoli quaderni ed io, immersa quasi dissolta tra le meraviglie, mi riposavo grata,e la mente già disegnava quello che diventeranno.
E alla fine, quando anche l'ultimo metro di tessuto e'stato impacchettato con cura, ho ringraziato grata, perché al mondo credo non esistano luoghi così, dove puoi comprare pura bellezza mentre mangi e bevi e dove puoi alla fine sdraiarti distrutta ma felice sopra le pile di tessuti come se fosse la cosa più normale del mondo, e nessuno solleva nemmeno il sopracciglio.
Ti amo anche per questo, India del mio cuore, perché tutto qui è ancora possibile, e l'aplomb indiano, la loro capacità di non scomporsi mai e'per me sacro e amatissimo.
-continua-
(Nella foto i millemiliardi di broccati divini e la mia divina stanchezza sdraiata in mezzo a loro}



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